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Domenica, 16 Dicembre 2018 04:04

E’ morto Guido Columba. Il cordoglio dell’Unci

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Il collega Guido Columba ci ha lasciato la notte scorsa. È morto al Policlinico Gemelli dove era ricoverato. Nato a Bolzano il 16 febbraio 1946, è diventato giornalista professionista nel maggio 1969. Ha lavorato come cronista di nera e di politica locale al Giornale dItalia (1969/1975), a Paese Sera (1975/1982) e allagenzia ANSA (1982/2011). Dirigente del Sindacato cronisti romani dal 1972, è stato presidente dellUnione nazionale cronisti italiani dal 1993 al 2015. 

La cerimonia funebre laica si svolgerà dopodomani lunedì 15 ottobre alle ore 11 nellaula magna della facoltà di teologia valdese via Cossa 40 (piazza Cavour). Alla famiglia tutta le più sentite condoglianze dei colleghi.

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CRONISTA DOC E SINDACALISTA DI RAZZA

Guido Columba, uomo e giornalista, ha speso la propria vita e tutto se stesso alla causa della cronaca, sorretto da un rigoroso senso del dovere professionale e da un profondo spirito di servizio verso la categoria. Soleva dire e scrivere: Senza cronaca non c'è storia, e senza storia non c'è coscienza di una civiltà”. E ancora: I cronisti hanno il compito di raccontare alla gente quello che accade, la realtà vera, non quella che piace a questo o quel potente o prepotente di turno.

Si deve a Guido Columba, per diversi anni presidente dellUnione nazionale cronisti italiani, UNCI, la istituzione nellautunno 2006 della Giornata della Memoria dei giornalisti uccisi dalle mafie e dal terrorismo, e di quanti hanno sacrificato la vita per la libertà di stampa. La prima edizione si è tenuta in Campidoglio nel maggio 2008, e uno suo Libro della Memoria testimonia uno per uno il sacrificio dei colleghi caduti. Nella prefazione, scrive fra laltro: Nessuno di loro aveva la vocazione delleroe, ma tutti non si sono mai accontentati della versione ufficiale, di comodo degli avvenimenti. Hanno fatto giornalismo di inchiesta, sono andati a vedere di persona, hanno raccontato ciò che gli altri non vedevano o non volevano vedere..Costituiscono un monito e anche un ancoraggio per i cronisti di oggi.

In sintonia con la sua dedizione professionale e sindacale fin dalla giovinezza, Guido Columba è stato un protagonista antesignano delle lotte per il diritto-dovere di cronaca, per la tutela del segreto professionale, per il contrasto alle leggi bavaglio,  per il rigetto delle querele facili e per la denuncia degli abusi compiuti nel nome di una malintesa privacy. Da segretario del Sindacato cronisti romani e da presidente dellUnci, è stato il primo a mettere in guardia il sindacato dei giornalisti sui pericoli e le insidie che, fin dallalba delle mutazioni genetiche della informazione, minacciavano la libertà di stampa con crescenti voglie censorie e intimidatorie da parte dei poteri che hanno scoperto il fai da te della comunicazione. Grazie a Guido Columba, che ha spronato, incitato e caricato lambiente, ancor oggi è mobilitata la categoria, e scende in piazza contro i tentativi di ridimensionare la mediazione giornalistica con il sopruso e di regolare ad arbitrio i rubinetti dellinformazione.

Negli ultimi decenni, terrorismo, mafia, camorra criminalità organizzata hanno messo a dura prova il mestiere di cronista. Che tuttavia ha mantenuto “ la schiena dritta” come riconobbe il presidente della Repubblica Scalfaro in uno storico incontro con lUNCI di Columba.

Guido Columba appartiene alle generazioni di cronisti che, in tempi di accese rivalità fra i giornali specie quelli della sera dove ha lavorato intensamente, correvano a briglia sciolta ovunque spuntasse il filo derba della notizia, consumavano intere giornate e le suole delle scarpe per stare sui e dentro i fatti, per incalzare le amministrazioni pubbliche nellinteresse dei cittadini. Non c'erano ostacoli, tabù, freni e pregiudiziali che intralciassero le loro scorribande nei territori degli avvenimenti di bianca e di nera. Purché si rispettassero le principali regole ricordate sempre dal sindacato dei cronisti guidato Columba: la coscienza professionale, i diritti della persona, i codici e le leggi.

Romano Bartoloni

 

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Quaderno sul Ddl Alfano

 

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