Giovedì, 8 Dicembre 2016 05:03

Il 3 maggio di ogni anno, in concomitanza con la Giornata della Libertà dell'informazione decretata dall'Assemblea Generale dell'Onu nel 1993 e organizzata dall'Unesco, l'Unci ha deciso di celebrare a partire dal 2008 la Giornata della Memoria dei giornalisti italiani uccisi nel dopoguerra dalla criminalità mafiosa e dal terrorismo. La Giornata - organizzata dall'Unione Nazionale Cronisti Italiani, d'intesa con la Federazione della Stampa e l'Ordine nazionale dei giornalisti - si svolge sotto l'Alto patronato del Presidente della Repubblica. 

In occasione della prima Giornata - che si è tenuta in Campidoglio - è stato pubblicato un Libro della Memoria con il ricordo delle vittime della violenza mafiosa e terroristica: la copertina reca un'illustrazione del pittore Riccardo Benvenuti. Un capitolo è dedicato a ciascuno degli 11 colleghi uccisi: Giuseppe Alfano, Carlo Casalegno, Cosimo Cristina, Mauro De Mauro, Giuseppe Fava, Mario Francese, Peppino Impastato, Mauro Rostagno, Giancarlo Siani, Giovanni Spampinato, Walter Tobagi. Un capitolo ricorda gli altri colleghi uccisi all'estero o in Italia in circostanze diverse, Ilaria Alpi, Enzo Baldoni, Raffaele Ciriello, Maria Grazia Cutuli, Almerigo Grilz, Gabriel Gruener, Marco Luchetta, Enzio Malatesta, Carlo Merli, Carmine Pecorelli, Guido Puletti, Antonio Russo. Ci sono poi Graziella De Paolo e Italo Toni scomparsi in Libano. E tra le vittime ci sono anche gli operatori Dario D'Angelo, Miran Hrovatin, Alessandro Ota e Marcello Palmisano. E anche Maurizio Di Leo, tipografo del Messaggero ucciso "per errore" dai Nar che lo avevano scambiato per il cronista che si occupava della eversione neofascista. Numerosi sono stati anche i colleghi "gambizzati" dai terroristi: Vittorio Bruno, Nino Ferrero, Antonio Garzotto, Indro Montanelli, Guido Passalacqua, Franco Piccinelli ed Emilio Rossi. 

 

 

 

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Perché la Giornata della Memoria 

La Giornata da un lato è il naturale proseguimento dell'attenzione dell'Unci a questo tema - già evidente con il Giardino della Memoria di Palermo, nel quale cronisti e magistrati piantano alberi in memoria di magistrati, giornalisti e uomini delle forze dell'ordine uccisi dalla mafia, e il sostegno ai troppi giornalisti che nelle regioni meridionali sono sottoposti quasi quotidianamente a intimidazioni, minacce e attentati - dall'altro realizza la celebrazione unitaria e contemporanea del ricordo di colleghi a ciascuno dei quali è dedicata una commemorazione specifica e manifestazioni separate. 

Naturalmente è anche una Giornata di impegno e mobilitazione: il doveroso omaggio ai colleghi che alla libertà dell'informazione hanno sacrificato la vita, o sono stati gravemente feriti, si deve coniugare con il sostegno ai molti, troppi, che nella loro attività quotidiana subiscono minacce, intimidazioni, violenze e con la rivendicazione del pieno e libero esercizio della professione. La Giornata rafforza gli interventi dell'Unci nei confronti di tutti coloro, magistrati, forze dell'ordine, amministratori, che ostacolano l'informazione negando le notizie o distorcendole ai loro fini, come anche le azioni - esemplare quella contro la ex legge sulle intercettazioni dell'ex ministro Clemente Mastella - per impedire che leggi, norme e circolari mettano ulteriori ostacoli al diritto-dovere di cronaca già così difficile da realizzare. 

L'Unci ha varato l'iniziativa della Giornata della Memoria nell'autunno del 2006 a Viareggio quando il Consiglio nazionale ha approvato un ordine del giorno presentato dai consiglieri siciliani Antonella Romano, Giuseppe Lo Bianco e Leone Zingales. Il Consiglio ha affermato che "il sacrificio dei giornalisti uccisi nell'esercizio del proprio dovere di informare, segna una dolorosa tappa del cammino di progresso civile di ogni comunità democratica che ha nell'informazione uno dei pilastri fondanti del proprio contratto sociale. I nomi e le storie dei colleghi uccisi, in massima parte cronisti, costituiscono irrinunciabili testimonianze di impegno civile e deontologico che devono essere tenute sempre vive nella memoria collettiva dei cittadini. I colleghi sono ricordati con singole manifestazioni e premi giornalistici: la Giornata li accomunerà e renderà più evidente il tributo pagato dai giornalisti italiani alla democrazia". 

Per sostenere la Giornata abbiamo anche chiesto un impegno al mondo politico, sempre prodigo di sperticati elogi per la funzione democratica fondamentale del giornalismo. Abbiamo sottoposto l'iniziativa al Presidente della Commissione Antimafia Francesco Forgione, al Presidente della Commissione affari costituzionali della Camera Luciano Violante, al deputato Marco Boato. Il risultato è stata la proposta di legge n. 2735 per l'istituzione della "Giornata nazionale della memoria dei giornalisti uccisi dalla criminalità mafiosa e dal terrorismo" presentata il 5 giugno 2007 dall'on. Boato alla Camera. 

La manifestazione precede di pochi giorni la data del 9 maggio, anniversario dell'uccisione, nel 1979, di Aldo Moro, che una legge del 2007 ha stabilito sia il "Giorno della Memoria", al fine di ricordare tutte le vittime del terrorismo, interno ed internazionale, e delle stragi di tale matrice. La nostra iniziativa, deliberata nel novembre 2006, ha un taglio certamente più ridotto, ma allo stesso tempo più ampio. Ridotto perché riguarda una sola categoria di cittadini, anche se speciale come quella dei giornalisti. Ampio perché le vittime che ricorda non lo sono state solo della violenza terroristica ma anche, e soprattutto, di quella delle organizzazioni mafiose. E la celebrazione l'abbiamo abbinata al 3 maggio per sottolineare la Giornata mondiale della libertà dell'informazione indetta da Unesco e Onu a partire dal 1993. 

 

 

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Libro Giornata della Memoria

 

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Quaderno sul Ddl Alfano