Mercoledì, 22 Novembre 2017 17:12

RIINA, IL RISPETTO DEI DIRITTI SIA QUELLO DELLE VITTIME DI UN BOSS MAI PENTITO

Dichiarazione del presidente Alessandro Galimberti e del

vicepresidente Leone Zingales 

 

Le decisioni dei Tribunali e della Cassazione vanno rispettate, tanto più

quando non sono neppure definitive, come nel caso dell’annullamento

con rinvio alla Corte d’Appello di Bologna della negata scarcerazione di

Salvatore Riina per motivi di salute. Tuttavia nel dibattito sui diritti del

detenuto non si possono deliberatamente ignorare quelli delle vittime.

E allora non si può dimenticare che l’organizzazione di cui Riina è stato

giudicato (definitivamente) capo apicale è stata responsabile, tra gli altri

misfatti, dell’omicidio di giornalisti. Riconoscere a Riina il diritto a espiare

la pena fuori dal regime di isolamento che la giustizia gli ha inflitto,

nonostante la totale assenza di pentimento e/o ravvedimento (anzi,

capace ancora di condotte minatorie recenti e reiterate verso magistrati

e polizia) significa lanciare un messaggio fuorviante e confliggente con i

valori impersonati dalle centinaia di vittime della mafia (e delle vittime

di Riina stesso). Chiedere il rigore di una giustizia retributiva – e in

assenza di alcun segnale rieducativo da parte del condannato – non

significa invocare la vendetta, ma più umanamente il rispetto di chi

è stato brutalmente eliminato dalla furia omicida delle mafie. Anche

alla memoria dei cronisti uccisi per aver scelto di contrapporsi alla

ferocia della (unitaria) gerarchia mafiosa.

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