Sabato, 19 Ottobre 2019 02:11

Padova: nei ruoli dei processi reati segretati per la privacy

RESI PUBBLICI SOLO I NOMINATIVI DEGLI IMPUTATI

 

Così si stravolge il principio della pubblicità del processo penale

di Cristina Genesin

28 novembre 2009, Padova - Processi pubblici e sentenze in nome del popolo italiano. Ma non troppo. Tutta colpa della privacy. E l'ultima novità da Palazzo di giustizia: dai ruoli delle udienze penali sono spariti i titoli di reato.
Che significa? Tutti i giorni, quando sono previsti processi davanti al tribunale o al giudice monocratico, in una bacheca del Palazzo di giustizia viene affisso un foglio contenente il nome dell'imputato che sarà processato e il reato (o i reati) di cui deve rispondere.
Un esempio: Mario Bianchi articolo 524 codice penale. Il che vuol dire che il signor Mario Bianchi sarà processato per furto.
Ecco la novità. Secondo la nuova prassi, d'ora in poi su quel foglio comparirà soltanto il nome Mario Bianchi. E nessun cittadino che entrerà a Palazzo potrà più conoscere il reato per il quale Mario Bianchi viene processato. Questione di privacy, è la giustificazione.
Già, ma i processi non sono pubblici? Ma la giustizia non viene amministrata in nome del popolo italiano? Ovvio che oltre al cittadino curioso di seguire un processo per truffa o corruzione, anche al cronista si impedisce di poter seguire con contezza un'udienza.
Tra 40, 70 processi in programma al giorno, come scegliere quello che potrebbe essere più interessante per i propri lettori ? Magari il processo per corruzione o concussione in cui è implicato un assessore del territorio o quello per truffa contestata a un promotore finanziario che ha venduto bond carta-straccia a cittadini risparmiatori rimasti senza più un soldo. Due esempi tratti dalla realtà, tutt'altro che inventati.
Il principio di pubblicità e trasparenza del processo non basta affermarlo a parole.
Va garantito visto che il  processo, in teoria, inizia con la lettura del capo d'imputazione (cioè dei reati di cui l'imputato è chiamato a rispondere).
Tuttavia di regola il giudice, per risparmiare sul tempo, dà per letto il capo d'imputazione.
“E’ un diritto insopprimibile dei cittadini sapere come è amministrata la giustizia - sottolinea Guido Columba, presidente dell'Unci (Unione nazionale cronisti) - Il cittadino ha il diritto costituzionale di sapere tutto ciò che non è coperto da segreto. E, nell'ambito penale, il segreto esiste solo a tutela dell'indagine. Quindi non esiste ragione perché gli organi di informazione non vengano a conoscenza di  tutto ciò che avviene in tribunale per informare con completezza i propri lettori”.

Fa un esempio Ugo Dinello, presidente dell'Unci Veneto: Viene arrestato per pedofilia ed è a processo per quel reato il rappresentante del "partito della famiglia"? Io cittadino, che intendo appoggiare quel candidato difensore dei valori della famiglia, rischio di votare chi, in realtà, non mi rappresenta perché non so per quale reato è a processo. E’ la stessa idea di democrazia che viene minata.

 

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