Sabato, 4 Luglio 2020 19:49

Stupratore di Genova: Giustizia è fatta per i cronisti

TUTTI ASSOLTI IN APPELLO: HANNO  SVOLTO UN’AZIONE SOCIALMENTE UTILE

L’aver  pubblicato l’identikit del violentatore non ha costituito alcun  reato

10 aprile 2009 - “Giustizia è fatta a Genova per i  cronisti”. Ha commentato così l’assoluzione dei sei colleghi del Secolo XIX il  Presidente dell’Unci Guido Columba che aveva parlato di “scandalo” per la  sentenza di primo grado che li aveva condannati.

I sei, stamani, sono stati  assolti “perché il fatto non sussiste”. Lo ha deciso nel processo di appello il  giudice monocratico del tribunale di Genova, Clara Guerello. Nel 2007, in quello  che si può ritenere un provvedimento di primo grado cronisti, capiredattori e  direttore del giornale erano stati condannati con un decreto penale del Pm,  convalidato dal Gip, a una dozzina di giorni di carcere, convertiti in una pena  pecuniaria.

Il Secolo XIX, come il Corriere  Mercantile, aveva pubblicato l’identikit di quello che è poi stato  soprannominato “il maniaco degli ascensori”  che tra il 2004 e  2006 aveva  aggredito, selvaggiamente picchiato e stuprato quasi una trentina di ragazzine  negli androni dei palazzi di tutti i quartieri di Genova. Forze di polizia e  magistratura avevano minimizzato il numero degli stupri e la violenza delle  aggressioni.

La pubblicazione  dell’identikit del maniaco – Edgar Bianchi, arrestato alla fine e condannato in  appello a una dozzina di anni di carcere – ha salvato alcune ragazze genovesi  dalla violenza perché hanno riconosciuto nell’uomo appostato vicino alle loro  abitazioni lo stupratore.

L’Unci ha  assegnato ai sei un riconoscimento nell’ambito del Premio Cronista 2008. La  sentenza di oggi -  commenta Columba che in marzo ha testimoniato a favore di   Graziano Cetara, Matteo Indice, Roberto Onofrio, Roberto Pettinaroli,  Simone  Schiaffino e Lanfranco Vaccari nel processo d’appello – riconosce pienamente il  fondamentale ruolo sociale svolto dalla stampa per tenere assieme le basi della  convivenza sociale: senza il diritto-dovere di cronaca, esercitato con  intelligenza e coraggio da migliaia di cronisti in tutta Italia, la nostra  società sarebbe meno civile, meno giusta, meno solidale. Gli articoli scritti  dai colleghi hanno anche spronato magistrati e investigatori e abbreviato il   periodo che è stato necessario alle indagini per consentire di arrestare lo  stupratore.

 

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