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Venerdì, 19 Aprile 2019 08:26

GALIMBERTI E ZINGALES: “GARZOTTO, GRANDE ESEMPIO DI VERO GIORNALISMO”

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E’ morto a Padova Antonio Garzotto, cronista de “Il Mattino di Padova” e dell’edizione di Padova de “Il Gazzettino” di Venezia. Aveva 88 anni ed era in pensione dal 1995. A diffondere la notizia dell’avvenuta scomparsa è stato il figlio Eugenio, anch’egli giornalista, che sulla propria pagina Facebook ha scritto: “Ciao, papà. Fai buon viaggio e grazie di tutto, immensamente”. I funerali di Garzotto si svolgeranno domani alle 15,30 nella chiesa del Sacro Cuore ad Abano Terme.
Garzotto, esperto di cronaca giudiziaria, era stato gambizzato dai terroristi dell’Unione comunisti combattenti il 7 luglio 1977 ad Abano Terme (Padova). E’ stato “colpito” da cinque proiettili poco dopo essere uscito di casa. I terroristi lo avevano colpito per i suoi articoli e le sue inchieste sull’Autonomia operaia di Padova.
“Perdiamo un grande cronista – hanno sottolineato Alessandro Galimberti e Leone Zingales, presidente e vice-presidente dell’Unci – memoria storica del giornalismo d’inchiesta del Veneto, grande esempio di vero giornalismo. Abbracciamo i familiari in questo momento di dolore”.
 
Il 29 aprile del 2017, in occasione della Giornata della Memoria che si è svolta a Torino, Garzotto ci aveva trasmesso questo breve ma significativo messaggio: "Ho conosciuto di persona il vice-direttore de La Stampa, Carlo Casalegno, ad una manifestazione di Autonomia e di altre organizzazioni della sinistra extraparlamentare a Bologna, nell’autunno del 1977, pochi mesi dopo l’attentato che avevo subito. “Sei stato molto coraggioso” mi disse in quella occasione. Ma io non mi sentivo coraggioso. Avevo paura, come tutti noi. Ricordo l’angoscia di uscire di casa ogni mattina, poco dopo che la Digos di Padova mi aveva avvertito di aver trovato il mio nome in una lista di bersagli in un covo “freddo”. Quando sentii i cinque colpi di pistola, tutti a segno, quella mattina provai quasi una sensazione di sollievo. “Almeno sono arrivati”, pensai. E’ stato così per tutti noi: paura ma determinazione a continuare a fare il nostro lavoro. Una determinazione che molti, troppi, hanno pagato con la vita".

 

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