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Lunedì, 17 Giugno 2019 06:59

GIORNATA DELLA MEMORIA. RITA COCOZZELLO: “COLTIVARE LA MEMORIA DEI NOSTRI CARI HA ANCORA UN SIGNIFICATO VIVO SE SI RIESCE AD INCARNARE IL RICORDO DEL LORO SACRIFICIO NEL PRESENTE DEL NOSTRO VIVERE”

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Il 3 maggio a Matera si svolgerà la XII^ Giornata della Memoria dedicata ai giornalisti uccisi da mafie e terrorismo. Si ritroveranno in Basilicata molti dei familiari dei giornalisti uccisi o feriti. L’evento, in collaborazione con l’Assostampa regionale e l’Ordine dei Giornalisti della Basilicata, avrà luogo nello storico Palazzo Lanfranchi. Tra i giornalisti feriti dai terroristi anche Antonio Cocozzello, classe 1930, originario della provincia di Foggia e scomparso nel maggio del 2014. Il 25 ottobre 1977 fu ferito da terroristi delle Brigate rosse a Torino. Alla fine del luglio 1983 si concluse il processo alla colonna torinese delle Br responsabile di 10 omicidi, 17 tentati omicidi, 2 tentate stragi, sequestri ed aggressioni. I giudici inflissero 12 ergastoli e complessivi 300 anni di carcere per gli imputati (e furono condannati anche gli autori dell’agguato a Cocozzello, tra cui il capo-brigatista poi pentito Patrizio Peci).
 
“Quest'anno – ha sottolineato la figlia, Rita Cocozzello -  la mia riflessione in occasione della Giornata in memoria dei giornalisti vittime di terrorismo e mafie risente del particolare clima che avverto nel Paese. È già da un po' che il discorso pubblico si è imbarbarito, si è fatto rancoroso, a tratti violento. Si è perennemente alla ricerca di capri espiatori su cui sfogare le proprie frustrazioni e la politica sembra volersi approfittare di tale clima per tornaconto elettorale. Ecco, allora, che giornate come questa possono e debbono assumere un significato ancora più pregnante e un'utilità più urgente. Ricordare quanto sia stato facile e, a suo modo, ineluttabile, nel passato recente, passare dalla violenza verbale a quella fisica, passare dall'avere avversari all'avere nemici. Ecco, quindi, che coltivare la memoria dei nostri cari assume ancora un significato vivo se si riesce, in qualche modo, ad incarnare il ricordo del loro sacrificio e della loro, e nostra, sofferenza nel presente del nostro vivere. Perché ci aiuti a prendere coscienza di ciò che è stato perché non si ripeta più. E, a tal fine, ci siano sempre di monito, oggi più che mai, le parole di Primo Levi: "è accaduto, può succedere ancora”.
 

 

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