Martedì, 28 Marzo 2017 23:29

Nuova archiviazione per la giornalista Amalia De Simone, la soddisfazione della Fnsi

La querela contro Amalia De Simone era temeraria. Lo ha deciso il Gup del tribunale di Napoli rigettando gli addebiti mossi alla cronista a seguito di una complessa inchiesta pubblicata dal Corriere.it più di due anni fa e costata alla collega mesi di scrupoloso lavoro.
Amalia De Simone in piazza con la Fnsi lo scorso 24 novembreb_0_0_0_00_http___www.fnsi.it_upload_70_70efdf2ec9b086079795c442636b55fb_00e8b238750e408c5ae279ff9a683574.jpg

La querela contro Amalia De Simone era temeraria. Lo ha deciso il Gup del tribunale di Napoli rigettando gli addebiti mossi alla cronista a seguito di una complessa inchiesta pubblicata dal Corriere della Sera più di due anni fa e costata mesi di lavoro.

Amalia De Simone, giornalista da poco insignita dal presidente della Repubblica dell'onorificenza di cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, si è vista riconoscere dal giudice l’ennesima archiviazione. «Oggi il Gup ha deciso che avevo ragione io», scrive su Twitter la collega, commentando: «Le querele temerarie sfiancano. Ma oggi mi sono presa una bella rivincita».

Una rivincita che la cronista condivide, sempre via social network, con chi si batte contro le querele temerarie e con il quotidiano di via Solferino, che l’ha affiancata e sostenuta nel corso della battaglia legale. Una decisione che anche la Fnsi accoglie con grande soddisfazione.

L’inchiesta, pubblicata il 18 giugno 2014, riguardava un traffico internazionale di cocaina dal Sud America verso il porto di Gioia Tauro e alcuni porti Usa. Ecco come Amalia De Simone racconta la vicenda.

«Coincidenze: oggi l'ennesima archiviazione per una querela temeraria. Riguardava un'inchiesta molto complessa su un traffico internazionale di cocaina dal Sud America nel pesce congelato verso il porto di Gioia Tauro e alcuni porti Usa. Mi costò fatica e mesi di lavoro. Non mi accontentai di una testimonianza, trovai le foto della cocaina nel pesce e poi anche le mail che si scambiavano. Erano coinvolti personaggi molto ricchi e importanti. Era il 18 giugno 2014. Il pm aveva già chiesto l'archiviazione ma il miliardario che dal suo paradiso dorato a Panama si era preso il disturbo di querelare questa rompicoglioni si era opposto. Oggi il Gup ha deciso che avevo ragione io. E oggi c'è stata una operazione delle forze di polizia antimafia che ha individuato un traffico di cocaina attraverso il pesce surgelato dal Sud America alla Calabria... Vista l'attinenza e la coincidenza, oggi riproponiamo l'inchiesta sul Corriere. Questo lavoro a volte ti sfianca e le intimidazioni fatte attraverso l'uso della "giustizia" possono durare anni... Ma oggi mi sa che mi sono presa una bella rivincita. Grazie a chi mi è stato vicino».

Qui sotto il link dell'inchiesta ripubblicata dal Corriere

http://www.corriere.it/inchieste/cocaina-le-pinne-pesci-l-intreccio-lavitola-politici-ndrangheta/5187b086-f709-11e3-a606-b69b7fae23a1.shtml

 

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