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Intercettazioni: il re è nudo, niente privacy per il politico

LA “CASTA”  VORREBBE UN SALVACONDOTTO

 di Romano  Bartoloni

Il ddl Alfano punta a  impedire che i cittadini possano controllare i politici  

24 gennaio 2009 - Sale l’onda di  indignazione contro il ddl Alfano liberticida e censorio, si moltiplicano le  opinioni anche autorevoli sul diritto della società moderna a vedere il re nudo.

Tra gli altri, l’ex garante  Stefano Rodotà ritiene che l’asticella della riservatezza deve essere più bassa  per i politici, nel senso che essi “hanno una più ridotta aspettativa di  privacy”.

Il prof. Carlo Federico Grosso,  penalista e ordinario di diritto penale, sostiene che “i fatti privati di quanti  ricevono il consenso della gente devono essere conosciuti. Sapere chi frequenta  e come vive chi ho votato è un mio diritto”.

Le cronache sul potere  costituiscono un osservatorio sul funzionamento dello Stato e svelano i  meccanismi del rispetto delle leggi e delle regole. Impedirle diventa censura  e  un atto incostituzionale contro l’art. 21 sulla libertà di stampa, secondo la  valutazione del Consiglio superiore della magistratura.

In proposito, è stata perentoria  la presa di posizione del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa ( 12  febbraio 2004) nel riaffermare “il diritto dei media di pubblicare informazioni  negative o critiche sui politici e sui rappresentanti delle istituzioni”, e di  fornire anche informazioni sulla sfera privata “in quanto gettano luce sulle  modalità con cui tali figure pubbliche svolgono le funzioni alle quali sono  chiamate”. In sintonia e a ruota della direttiva di Strasburgo, si è pronunciato  l’ufficio del garante per la privacy diffondendo una news-letter. L’Italia  rimane, tuttavia, uno dei pochi Paesi dell’Occidente che difende con ostinazione  la privacy degli uomini pubblici, negli Stati Uniti, e non solo, satira e stampa  formano un vero e proprio quarto potere che mettono alla berlina i politici, con  tutte le arm,i gossip compreso. In Giappone è stato costretto a dimettersi il  ministro delle finanze Nakagava per aver alzato il gomito al G7 di Roma. Mentre  a Roma la Camera salva con il velo dell’immunità l’on. Katia Belillo dalla  querela di Sabrina Ferilli.

Appare evidente che il  provvedimento, così come impostato, intende salvaguardare i privilegi della  casta con una sorta di salvacondotto. Quando sarebbe più comprensibile escludere  dalla disciplina del ddl gli atti riguardanti le cariche elettive di ogni  livello e gli amministratori di società pubbliche o a partecipazione statale.

Nell’epoca del villaggio globale  e della comunicazione elettronica in tempi reali, l’esposizione e più spesso la  sovraesposizione sui mass-media e in Internet sono diventate la chiave di volta  per conquistare popolarità e posizioni di prestigio, con il rischio che le  apparenze e il virtuale finiscano per contare più delle cose e dei fatti  e che  prevalga la suggestione di giocare impunemente a rimpiattino con i valori della  trasparenza e della lealtà di governare nel nome del popolo.

I politici, gli amministratori e  i personaggi pubblici, i potenti comunque, non possono invocare le ragioni della  privacy come gli altri cittadini, perché devono garantire di essere  irreprensibili in ogni situazione, 24 ore su 24; perché chi chiede la fiducia  degli altri, chi decide sui nostri risparmi, sulla nostra salute, di fatto sulla  nostra vita, si assume il dovere di essere d’esempio, di mettersi sotto la lente  dell’opinione pubblica non soltanto quando gli torna comodo per la sua parte  politica e per la sua carriera.

Forse a corto di idee migliori,  il potere ha imparato a gestire il gossip e il sensazionalismo per  raccogliere  simpatie e solidarietà a buon mercato, raccontando di sé stesso sentimenti,  storielle, delusioni, desideri, fobie, smancerie pettegolezzi. A volte, si  servono di esperti della comunicazione e di agenzie di pubbliche relazioni per  annunciare, come nel caso del ministro degli esteri Franco Frattini e di “lady”  Chantal Sciuto, che tra i due “ è scoccata una scintilla di amore” e che “è nata  una tenera love story”. Nove mesi più tardi, la rottura del rapporto con un  gelido scambio di sms a ridestare pruderie sul mondo dei vip.

Su “I fatti loro”, le cronache  chiacchierate, non più di esclusivo monopolio dei giornali/periodici popolari e  trash, continuano ogni giorno a sfornare notizie e commenti offerti di prima  mano dagli stessi protagonisti: Berlusconi è dimagrito di quattro chili, la  Mussolini confessa le molestie subite sul tram a 17 anni (i “particolari  all’interno”), Sgarbi è in bolletta e fatica a mantenere i diversi figli, la  senatrice Finocchiaro usa ancora gli slip mentre le sue college indossano ormai  il perizoma, da adolescenti Barbara D’Urso e l’ex presidente della vigilanza  Rai, Villari, si amarono, il figlio di Bossi ha fatto pace con il papà che gli  aveva negato un soggiorno all’isola dei famosi, il ministro Brunetta sta  mettendo su casa con Titti, l’on. Paola Concia riceve in aula occhiata assassine  da una bella collega del centrodestra, dopo il corso di addestramento il  ministro Bondi non ha più paura di volare, il cane del ministro La Russa abbaia  quando sente alla radio l’imitazione del padrone fatta da Fiorello, il ministro  Matteoli si è intossicato con un riccio di mare, il somaro della Brambilla  raglia quando la padrona parte per Roma e via via spettegolando.

Viceversa, “lor signori” si  indignano, si stracciano le vesti, gridano all’untore, quando i soliti  ficcanaso, i cronisti, scoprono altarini e marachelle che incrinano dirittura  morale e senso dello Stato, o più semplicemente li innalzano alla ribalta per  vizi o false virtù. Se un sostenitore di spicco della politica per la famiglia,  mette le corna alla moglie, il tradimento non diventa giocoforza un affare  pubblico? Se una parlamentare abortista abortisse, non si griderebbe allo  scandalo? Se un politico xenofobo permettesse nella sua azienda collaboratori  clandestini, non finirebbe nell’occhio del ciclone? La violazione della legge e  delle regole di buona condotta amministrativa è questione di competenza della  giustizia, ma il comportamento morale pesa nel giudizio dell’opinione pubblica  che dovrebbe essere l’ago della bilancia di ogni democrazia. Se la comunicazione  si è trasformata in uno dei motori dei tempi moderni, la persona pubblica  dovrebbe avere il coraggio civile di saper vivere come se fosse, minuto dopo  minuto, sotto gli occhi della telecamera nella casa del Grande Fratello.".  

 

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Quaderno sul Ddl Alfano

 

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Libro Giornata della Memoria