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Violenza sulle donne tra storia e attualità

CONFRONTO A PIÙ VOCI PROMOSSO DA UNIONE CRONISTI UMBRI        

Columba: la magistratura è spesso inadeguata davanti a certe situazioni  

14 gennaio 2009 - Resoconto di Luana Pioppi sull'incontro promosso dall'Unione cronisti  dell'Umbria nel Palazzo Cesaroni di Perugia  

In Italia circa mezzo milione di donne ha subito una violenza, di queste solo il 7 per cento ha avuto il coraggio di denunciare il suo aggressore. Sono questi alcuni dati emersi durante il seminario, organizzato dall'Unione Cronisti dell'Umbria, sul tema: "Violenza sulle donne, storia, ragioni culturali e attualità". Davanti ad una platea affollata - erano presenti anche alcuni giudici, avvocati e politici perugini - hanno parlato la dottoressa Nicla Flavia Restivo, giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Perugia, il professor Fabrizio Fornari, docente di sociologia giuridica e di criminologia all'Università di Perugia, Monica Napoleoni, sostituto commissario della Polizia di Stato e Guido Columba, presidente dell'Unci. L'incontro è stato introdotto dal presidente dell'Unione cronisti Umbri, Marcello Migliosi, e moderato dalla giornalista del 'Messaggero', Vanna Ugolini.  

Il gip Restivo ha affrontato gli aspetti giuridici della violenza sulle donne, mentre il professor Fornari ha parlato delle origini culturali e sulle problematiche attuali del fenomeno. Il sostituto commissario Napoleoni, infine, ha raccontato alcune delle storie di donne-schiave liberate dal mercato delle prostituzione e di quelle soggette a violenze e minacce da parte di ex fidanzati. Prima dei singoli interventi ha preso la parola Guido Columba che ha sottolineato la "bontà" del lavoro che l'Unione cronisti dell'Umbria ha iniziato a fare poiché "nonostante si sia costituito solo da pochi mesi - ha detto - ha già organizzato due appuntamenti importanti".  Il presidente dell'Unci ha poi parlato di alcuni casi di stupri e violenze accaduti nel 2006 e riportati da un libro scritto da 13 croniste. Commentandoli Columba ha sottolineato che "balza agli occhi il fatto che la magistratura è spesso inadeguata" davanti a certe situazioni. Caso estremo è quello dell'omicidio di Giovanna Reggiani, la donna di 47 anni seviziata e uccisa ad ottobre del 2007 a Roma. Il suo assassino, il romeno Romulus Nicolae Mailat, è stato condannato solo a 30 anni perché la signora si è difesa e quindi l'uomo per poterla stuprare ha dovuto superare la sua resistenza e così facendo si è trovato ad ucciderla".   

Dopo i saluti e l'intervento del presidente nazionale dell'Unci, Vanna Ugolini ha introdotto il seminario parlando della situazione in Umbria. "Quando fu uccisa Marisa Radicchia dal marito - ha spiegato - ha sentito dire commenti poco piacevoli. Visto che si erano separati e lei lo andava ad aiutare molti hanno detto che è come se la donna se lo fosse andato a cercare. E da queste situazioni sembra che non impariamo mai. Dopo Radicchia sono morte altre tre donne". Ugolini ha poi sottolineato che in Umbria non esistono strutture per le donne che subiscono violenze. Una mancanza se si considera soprattutto che "noi parliamo solo degli omicidi ma di tutto quello che succede prima no". Ricordando, infine, la toccante ordinanza che Nicla Flavia Restivo ha emesso nei confronti di Giorgio Giorni, imprenditore tifernate reo confesso dell'assassinio della piccola Maria Geusa, la  giornalista de 'Il Messaggero' ha dato la parola al giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Perugia. "Pensavo che in una società così avanzata - ha dichiarato Restivo - nonostante le forte emancipazione femminile, le cose migliorassero ed invece rispetto a ciò non possiamo che prendere atto di una casistica così elevata". Per il giudice i dati Istat evidenziano come ci sia stato un forte incremento  delle violenze sessuali, delle percosse e delle minacce fatte. "Più o meno - ha detto ancora - circa mezzo milione di donne in Italia ha subito una violenza ma solo il 7 per cento ha il coraggio di denunciare i fatti".  

Per Restivo è troppo poco. "Si è potuto costatare - ha proseguito - che muoiono per violenza soprattutto donne tra i 16 e i 50 anni ed una su tre per mano del marito. Dai dati emersi, inoltre, il 70 per cento degli assassini è un uomo. "Ritornando al quadro normativo di riferimento - ha ripreso - anche laddove non abbiamo punti normativi di riferimento un bravo giudice può, con una dettagliata indagine, ricondurre i fatti alle normative di riferimento". In questo contesto anche le molestie possono, in qualche modo, essere punite. "Non dico che si debba - ha proseguito Restivo - forzare la norma ma approfondendo le indagini si può arrivare ad un risultato che dà maggiore sostegno alla denuncia". Il giudice ha poi elencato il nome di tutti quei Stati - Italia esclusa - che hanno già predisposto leggi nei confronti di coloro che perpetuano violenze e reati simili. "Nell'ottica della necessità di darsi da fare è stato preparato un disegno di legge che introduce, ad esempio, la pena da dei mesi a 4 anni (articolo 612 bis, ndr) a chiunque pone in stato di grave ansia una donna. Tale da mutare certe condizioni di vita della vittima". Restivo ha poi proseguito enunciando altri articoli quali il 577 (circostanza aggravante nella pena dell'omicidio per atti persecutori), il 266 (per l'ampliamento delle intercettazioni telefoniche) e il 282 bis e ter (per le misure cautelari). "Io penso - ha detto poi il giudice - che se ci fosse una cultura diffusa della dignità della persona non ne staremmo qui a parlare. Per questo invito tutti ad avere una maggiore collaborazione. La cultura del rispetto - ha concluso - va insegnata fino dai banchi di scuola".   

Fabrizio Fornari, docente di sociologia giuridica e di criminologia all'Università di Perugia, ha parlato dei luoghi comuni associati al tema della violenza. "Lei è consenziente e mi ha denunciato per vendetta", "lei indossava una minigonna", "se l'è voluta": per il professore questi sono gli argomenti "scudo" che fanno si che la violenza sulle donne sia tollerata. E per Fornari proprio questo è un problema grande che porta in Italia - anche secondo i dati - a un omicidio su quattro commesso da un ex partner. "Perché la violenza sulle donne? - ha chiesto il docente - Non ci dobbiamo limitare a descriverlo. C'è una cultura che ci porta al rispetto del prossimo che ancora non abbiamo assimilato". Secondo i suoi studi Fornari ha affermato che per molto la violenza è vista come un fatto che "abita" nella mente dell'uomo. Fatto che fa si che il sistema normativo impedisca di fare ciò è nella natura dell'individuo. Non condividendo questa impostazione, Fornari ha parlato di "sistema nervoso" come sistema di impulsi messo in relazione alla violenza sulle donne per problemi ormonali che portano all'aggressività per poi scendere sul piano storico. "Fino al '900 - ha proseguito - il giudizio nei confronti della donna è quello di essere inferiore". Per Fornari è quindi importante "ripensare alla radice storica. Non basta contrastare la violenza. Se oggi esiste la tolleranza verso questi atti è perché l'uomo è considerato superiore alla donna".  

Monica Napoleoni, sostituto commissario della Polizia di Stato, ha terminato gli interventi illustrando alcuni casi di violenza sulle donne. "Viene picchiata e violentata- ha detto- perché è più debole dell'uomo. Tutti i giorni registriamo casi gravissimi di violenza, anche a livello psicologico. Siamo riusciti ad arrestare molti soggetti che portano le donne per strada e le minacciano ma lo fanno anche l'ex marito, l'ex fidanzato... Le donne che vengono da noi hanno bisogno di ritrovare una via, una strada". Napoleoni ha poi riportato alcuni casi concreti di minacce a donne che poi sono sfociate in omicidi. "È molto più facile - ha proseguito - togliere una donna dalla strada che salvare una madre di famiglia. Non c'è una legge che la tutela". Il sostituto commissario ha poi parlato nello specifico dello "stalking" - un vero e proprio atto "terroristico" psicologico che porta la vittima a lasciare il lavoro, la casa, le amicizie... - e dello "stalker", colui che cerca di intimorire con minacce, messaggi e gesti la vittima.  

 

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