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Mantenere viva la memoria dei colleghi uccisi serve a tutelare i cronisti che scrivono di mafia

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CELEBRATA A GENOVA LA QUARTA  GIORNATA DELLA MEMORIA

Le testimonianze  di Vittorio Bruno, colpito dalle Br nel 1977, e Lirio Abbate

di Natalino Famà

28 maggio 2011 - E’ stata celebrata  sabato 28 maggio a Genova, nella sala del consiglio provinciale a Palazzo Doria  Spinola,  la quarta edizione della Giornata della memoria dei giornalisti uccisi  da mafia e terrorismo, organizzata dall’Unci: i  nomi di vittime e feriti sono  stati letti in un’atmosfera di commozione.

A Genova è stata scritta una delle pagine più dolorose della storia degli “anni  di piombo”, tra il 1970 e il 1980. Proprio a Genova dove Brigate Rosse e  Autonomia Operaia hanno steso la loro rete di adepti e informatori nei cantieri  navali, nelle acciaierie, nelle fabbriche, ma anche negli uffici pubblici,  inizia l’attacco al mondo dell’informazione.                                                   

La sera del 1° giugno 1977 un terrorista, all’uscita del garage della redazione  di via Varese, spara a Vittorio Bruno (vicedirettore de Il Secolo XIX). Alcuni proiettili raggiungono agli arti il  giornalista che dopo essere stato ferito riesce a salire nuovamente sull’auto e  a suonare il clacson per dare l’allarme. E’ la prima aggressione armata a un  giornalista.                         

Poche ore dopo, la mattina del 2 giugno, a Milano viene ferito Indro Montanelli  (direttore del Giornale) e, il giorno successivo, il  3 giugno, a Roma viene  ferito il collega genovese  Emilio Rossi (direttore del Tg1-Rai) raggiunto da   12 colpi di pistola. Per alcuni giorni resta tra la vita e la morte. Lo stesso 3  giugno a Massa Carrara falliscono due attentati all’auto di un corrispondente  della Nazione di Firenze e di uno del Telegrafo di Livorno mentre a Milano viene  incendiato un furgone del Corriere della sera. Sabato 4 giugno a Roma viene  trovato un volantino in cui i terroristi annunciano “Colpiremo ancora, e  presto,.. ed alzeremo il tiro…”. E’ stato un anno tragico per i giornalisti il  1977. Culmina, il 29 novembre, a Torino, con la barbara esecuzione di Carlo  Casalegno (vicedirettore de La Stampa).                                                 

“A noi cronisti resta l’onore di aver avuto “grandi colleghi” e  il  dovere di ricordarli - ha detto Edoardo Pusillo, presidente del Gruppo  Cronisti Liguri, organizzatore della cerimonia - A tutti i giovani colleghi  rivolgo un invito: non dobbiamo accontentarci di  scrivere su un giornale o di  apparire alla televisione, dobbiamo pretendere di essere cronisti indipendenti e  liberi, come liberi e indipendenti sono stati coloro che in nome della libertà  di stampa hanno lasciato la loro vita”. I giornalisti hanno la possibilità di  far uscire fenomeni, come la mafia, il terrorismo e il malaffare, dalla pura  cronaca nera e a connetterli con gli aspetti della società, della politica e  dell’economia – ha espresso nel suo discorso l’onorevole Alessandro Repetto,   presidente dell’amministrazione provinciale Genova, Ente che ha patrocinato  l’evento - Scegliere di occuparsi di questo tipo di giornalismo è un atto di  coraggio, è una scelta di vita radicale, è dare la priorità assoluta alla  ricerca della verità a scapito della propria  sicurezza. Proteggere il pluralismo e il diritto all’informazione è un dovere di  tutti- ha sottolineato,- poiché la critica giornalistica e il giornalismo di  indagine rappresentano una delle più forti espressioni della democrazia ed è la  stessa democrazia a essere colpita quando un giornalista resta vittima della  mafia o del terrorismo".                                                                                                           

Alla cerimonia sono intervenuti in  rappresentanza dei giornalisti, il presidente dell’Unione nazionale italiana dei  cronisti, Guido Columba, il presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti,  Enzo Jacopino e il segretario Giancarlo Ghirra, il presidente dell’Ordine dei  giornalisti regionale, Attilio Lugli, e il segretario dell’Associazione ligure  dei giornalisti, Marcello Zinola, oltre alle massime autorità di Genova.                                                                                                

Dopo la lettura del lungo elenco dei cronisti, vittime per mano di terroristi e  mafiosi, e caduti in guerra o per mano del potere politico, in Italia e  all’estero, sono state le testimonianze, fornite da Vittorio Bruno, l’ex  vicedirettore del Secolo XIX, ferito nell’attentato del 1° giugno 1977, e da  Lirio Abbate, inviato dell’Espresso che vive da anni sotto scorta, minacciato di  morte dalla mafia, a toccare il pubblico, numeroso e particolarmente partecipe.  Nella sala, tra le altre, è spiccata la presenza di Sabina Rossa, figlia di  Guido, il sindacalista dell’Italsider di Genova ucciso il 24 gennaio 1979 dalle  Br perché aveva avuto il coraggio di denunciare un operaio della stessa fabbrica  Italsider, fiancheggiatore delle Brigate Rosse.                                                

Vittorio Bruno, oggi scrittore e  giornalista parlamentare, ha ricordato quella sera di giugno del 1977: “Non solo  gli operatori di polizia e carabinieri, ma nemmeno il ministro dell’Interno di  allora, Francesco Cossiga, sapeva chi fossero, come agissero, quali obiettivi  avessero le Brigate Rosse. Io fui colpito da un giovane che vestiva come un  impiegato, giacca e cravatta, e che confuso tra i tanti, aveva raggiunto Genova  in treno, si era armato prelevando la pistola da un’auto, e dopo aver compiuto  l’azione, aveva deposto l’arma nella stessa auto e si era allontanato da Genova  con il primo treno in partenza dalla stazione Principe. Solo dopo l’affare Moro,  con i pentiti, i primi pentiti, si riuscì a capire chi fossero i terroristi e a  cosa ambissero le Brigate Rosse”.                                                                                                                   

“Celebriamo giustamente questi eroi del giornalismo uccisi da mafia e terrorismo  – ha sottolineato nel fornire la sua testimonianza Lirio Abbate – ma  dovremmo celebrare anche quei cronisti che con altrettanto eroismo, e sono tanti  ovunque non solo in Sicilia e Calabria,  da vivi ogni giorno con il loro lavoro  d’inchiesta, con coraggio, mettendo a rischio la loro esistenza e le loro  famiglie, denunciano i crimini e i criminali della mafia e della ’ndrangheta”.                           “La nostra è una Giornata di impegno e mobilitazione – ha detto Guido  Columba, presidente dell’Unci -  il doveroso omaggio ai colleghi che alla  libertà dell’informazione hanno sacrificato la vita, o sono stati gravemente  feriti, si coniuga con il sostegno ai molti, troppi, giornalisti che nella loro  attività quotidiana subiscono offese, minacce, intimidazioni, e con la  rivendicazione del pieno e libero esercizio della professione e del diritto dei  cittadini ad essere informati in modo corretto, completo e tempestivo di tutto  ciò che accade nel Paese, secondo quanto riconosce loro la Costituzione”.                                                                                                            

Enzo Jacopino ha spiegato l’attività dell’Ordine nazionale dei giornalisti a  sostegno di una stampa libera e responsabile e ha affermato con decisione che il  giornalismo italiano oggi è senza alcun tentennamento dalla parte della legalità  e dello Stato.                                                       

Marcello Zinola, segretario della Ligure, ha rivendicato ancora una volta  la necessità di essere "liberi e coerenti" e ha detto 'no' alle intimidazioni  "come quelle che, tutti i giorni, cercano di bloccare le inchieste sotto la  minaccia di cause civili insopportabili per colleghi non contrattualizzati".                                                                                                                    

La cerimonia, iniziata alle 9,30 con la deposizione, da parte dei rappresentanti  dei cronisti e del Questore Filippo Piritore di una corona d’alloro alla stele  di piazza Della Vittoria dedicata a tutte le vittime del terrorismo, si è  conclusa alle 13,30.                                                              

Dopo quelle di Roma, Napoli, Milano e Genova, la prossima Giornata è in  programma a Palermo il 3 maggio 2012 dove, ha annunciato il presidente dei  cronisti siciliani Leone Zingales, è in corso di realizzazione un Museo  della memoria.

 

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