Sabato, 19 Ottobre 2019 02:27

Dagli editori ci dividono anni luce - Indispensabile un nuovo Sindacato

XXVI CONGRESSO FNSI: ROMANO BARTOLONI

L’intervento del  presidente del Sindacato Cronisti Romani

13 gennaio 2011, Bergamo -  Non è chiaro cosa si  intenda per sfida. E’ chiaro invece che il cambiamento tecnologico c’è stato e  come e che finora è stato pagato a un prezzo altissimo:      

- 800 prepensionamenti che hanno  prosciugato il fondo di 20 milioni del governo  (vicesegretario Ronsisvalle su Galassia).                                                                                    

- circa 500 fra cassa integrazione e licenziamenti (rapporto Giunta)                                            

- 580 giornate di vertenze sindacali con 243 accordi al ribasso                                                

- stati di crisi in 47 quotidiani, 44 periodici e 6 agenzie di stampa                                               

 

Nella sua relazione il segretario Siddi evoca lo spettro di Marchionne per 23 volte esorcizzandolo una iattura. 

Poi incoraggia l’avvento di un patto con le imprese editoriali.  Come si può stringere un patto con il diavolo senza vendere l’anima?

Ormai ci dividono anni luce sulla visione del nostro mondo. Noi accettiamo la multimedialità purchè nel rispetto del contratto e di valori  professionali. Loro ci vogliono comunicatori e passacarte inchiodati al desk e al servizio dei baroni opinionisti.  Loro  ci vogliono dentro le nuove frontiere delle tecnologie elettroniche a costo zero del lavoro peraltro senza aver in testa idee e progetti sul che fare e dove  andare (vicesegretario Besana). Il Sindacato è pronto, organizzato e  all’altezza delle sfide del cambiamento?

Non sarà l’aborto di una miniriforma a darci un colpo d’ala.

In questi anni il peso dello scontro duro e violento con gli editori si è  scaricato su Roma e Milano. Milano perchè cuore e cervello dell’editoria  italiana, mentre a Roma la Fnsi dispone di risorse e strutture, sebbene obsolete  e inadeguate, per resistere alla meglio agli attacchi e per offrire il pronto  soccorso alle Associazioni. Le sfide restano parole al vento senza una radicale riforma.

Del patto federale andrebbe salvato il principio della ripartizione territoriale, ma i criteri della rappresentanza sindacale vanno  profondamente cambiati alla luce dei tanti volti del giornalismo (free lance in  testa).  Non si possono sacrificare le ragioni del rinnovamento e dell’ammodernamento  alle ragioni degli equilibri consolidati, al timore che saltino le intese nella maggioranza.

 

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