Mercoledì, 22 Novembre 2017 17:16

UNCI E ANM HANNO DEDICATO UN ALBERO AI CADUTI DELLA STRAGE MAFIOSA DELLA CIRCONVALLAZIONE DEL 1982

Stamane la piantumazione al Giardino della Memoria di Palermo con la partecipazione dei familiari delle vittime e del generale dei carabinieri Riccardo Galletta, comandante della Legione “Sicilia”

 

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Al Giardino della Memoria di Ciaculli, cronisti e magistrati hanno piantato un albero a ricordo delle vittime della strage mafiosa del 16 giugno 1982 a Palermo nota come la <strage della Circonvallazione>. La mattina di quel tragico giorno i killer mafiosi assassinarono i carabinieri Luigi Di Barca, 25 anni (che lasciò la moglie incinta), Silvano Franzolin, 41 anni, (appuntato, sposato e padre di due figli) e Salvatore Raiti, 19 anni, tutti in servizio alla stazione carabinieri di Enna, impegnati in un servizio di traduzione del boss catanese Alfio Ferlito dal carcere di Enna a quello di Trapani. Nell’agguato morirono lo stesso Ferlito e l’autista della ditta privata che aveva in appalto il trasporto dei detenuti, Giuseppe Di Lavore di 27 anni. Per l’Unione cronisti italiani erano presenti il Vice-Presidente nazionale Leone Zingales ed il presidente dell’Unci Sicilia, Andrea Tuttoilmondo, mentre per l’associazione nazionale magistrati ha partecipato il giudice Giuseppe Rini, segretario della Giunta esecutiva del distretto di Palermo.

Erano presenti, tra gli altri, i familiari di Salvatore Raiti, la vedova dell’appuntato Franzolin, signora Gaetana, il prefetto di Palermo Antonella De Miro, il procuratore aggiunto di Palermo, Claudio Corselli, il comandante regionale dell’Arma dei carabinieri, generale Riccardo Galletta, i comandanti provinciali di Arma dei carabinieri e Guardia di finanza, colonnello Antonio Di Stasio, e generale Gincarlo Trotta, il capocentro della Dia di Palermo, colonnello Antonio Amoroso, il commissario capo Patrizia Manuela Bellante, del Corpo di polizia penitenziaria in rappresentanza del Provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria, Gianfranco de Gesu, il tenente colonnello Emanuele De Ciuceis, comandante del XII Battaglione carabinieri “Sicilia”, il colonnello Marco Guerrini, comandante del Gruppo carabinieri “Palermo”  ed il questore di Palermo, Renato Cortese. Ha presenziato anche la donna che scampò alla strage, Nunzia Pecorella, che, quel 16 giugno di 35 anni fa, era alla guida di una Fiat 500 che fu travolta dall’auto condotta da Di Lavore, finita fuori strada dopo che i killer avevano trucidato i militari e lo stesso autista 27enne.

<Voglio ringraziare cronisti e magistrati – ha detto Giovanna Raiti, sorella di Salvatore Raiti – per avere dedicato un albero ai nostri cari uccisi nel 1982. In questo luogo che non conoscevo si perpetua il ricordo di tutte le vittime con sincerità e con rispetto>.

<Il sacrificio dei tre carabinieri e dell’autista Di Lavore – ha sottolineato il generale Riccardo Galletta, comandante dei carabinieri di Sicilia – non è stato vano perchè l’Arma in Sicilia si è rafforzata ulteriormente grazie a uomini come Raiti, Franzolin e Di Barca che hanno onorato la divisa sino all’estremo sacrificio. Ringrazio Unione cronisti e associazione magistrati per l’ottimo lavoro che svolgono in questo territorio sul versante della legalità e della memoria>.

Prima della piantumazione a Ciaculli si è svolta la deposizione di corone di fiori sul cippo che, in viale Regione Siciliana 9201 (a circa 500 metri dallo svincolo per Sferracavallo), ricorda l’eccidio.

La strage del 16 giugno 1982 fu organizzata dallo schieramento “corleonese” di Cosa nostra.  

Soltanto nel 2003, grazie alle rivelazioni di alcuni pentiti, si è fatta luce sulla strage e si è dato un volto ai sicari che, armati di kalashinikov, trucidarono i tre carabinieri, l’autista ed il detenuto Alfio Ferlito. La direzione distrettuale antimafia di Palermo, dopo avere riscontrato le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, chiese ed ottenne una decina di ordinanze d’arresto a carico degli esecutori materiali, tra cui spiccavano Calogero Ganci, Francesco Paolo Anzelmo e Giuseppe Greco detto <scarpazzedda>. Non è stata individuata la “talpa” che informò i killer di Cosa nostra circa il trasferimento di Ferlito, boss catanese in “guerra” con il clan capeggiato da Benedetto Santapaola per il controllo del territorio nella provincia etnea, dal carcere di Enna a quello di Trapani.

Nella foto:Il Vice-Presidente nazionale Unci, Leone Zingales, il generale Riccardo Galletta, il prefetto Antonella de Miro (a destra) e i familiari delle vittime

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