Martedì, 27 Giugno 2017 02:21

UNCI E ANM DEDICANO UN ALBERO ALLE VITTIME DELLA STRAGE MAFIOSA DELLA CIRCONVALLAZIONE

Il 16 giugno piantumazione al Giardino della Memoria di Palermo. Interverrà il comandante generale dell’Arma dei carabinieri

 

 

 

Il 16 giugno, al Giardino della Memoria di Ciaculli, cronisti e magistrati pianteranno un albero a ricordo delle vittime della strage mafiosa del 16 giugno 1982 a Palermo nota come la strage della Circonvallazione>. La mattina di quel giorno i killer mafiosi assassinarono i carabinieri Luigi Di Barca, 25 anni (che lasciò la moglie incinta), Silvano Franzolin, 41 anni, (appuntato, sposato e padre di due figli) e Salvatore Raiti, 39 anni, tutti in servizio alla stazione carabinieri di Enna. I tre militari erano impegnati in un servizio di traduzione del boss catanese Alfio Ferlito dal carcere di Enna a quello di Trapani. Nell’agguato morirono lo stesso Ferlito e l’autista della ditta privata che aveva in appalto il trasporto dei detenuti, Giuseppe Di Lavore di 27 anni. All’evento del prossimo 16 giugno, oltre ai familiari dei tre carabinieri e dell’autista, interverrà il comandante dell’Arma dei carabinieri, generale Tullio Del Sette. Per l’Unione cronisti italiani saranno presenti il Vice-Presidente nazionale Leone Zingales ed il presidente dell’Unci Sicilia, Andrea Tuttoilmondo, mentre per l’associazione nazionale magistrati interverrà il giudice Sergio Gulotta, presidente della Giunta esecutiva del distretto di Palermo.

La strage del 16 giugno 1982 fu organizzata dallo schieramento “corleonese” di Cosa nostra. 

Soltanto nel 2003, grazie alle rivelazioni di alcuni pentiti, si fece luce sull’eccidio e si diede un volto ai sicari. La direzione distrettuale antimafia di Palermo, dopo avere riscontrato le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, chiese ed ottenne una decina di ordinanze d’arresto a carico degli esecutori materiali, tra cui spiccavano Calogero Ganci e Francesco Paolo Anzelmo. Non fu individuata la “talpa” che, quel tragico giorno,  informò i killer di Cosa nostra circa il trasferimento di Ferlito, boss catanese che guidava un clan in “guerra” contro i cosiddetti “santapaoliani” per il controllo degli affari illeciti nella provincia etnea, dal carcere di Enna a quello di Trapani.

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