Mercoledì, 24 Maggio 2017 04:10

CLAUDIO FAVA: GULOTTA (ANM):

L’assistente capo della polizia penitenziaria ricordato al Giardino della Memoria di Palermo
 
 
Il Vice-Presidente della Commissione nazionale antimafia, onorevole Claudio Fava, ha fatto pervenire un messaggio all’Unione nazionale cronisti in occasione della piantumazione di un albero nel Giardino della Memoria di Palermo dedicato all’assistente capo della polizia penitenziaria Luigi Bodenza, ucciso a Catania il 25 marzo 1994.
<Luigi Bodenza – ha sottolineato Fava – è uno di quegli onesti e sconosciuti servitori dello Stato uccisi dalla mafia. A quelli come lui – che sono tanti, troppi – l’espressione “servitori dello Stato” non rende merito. Bodenza, sottufficiale della polizia penitenziaria, ammazzato per ricordare ai suoi colleghi che a Catania anche il carcere era cosa loro, “serviva” anzitutto la propria coscienza, il decoro del proprio mestiere, un’idea alta e semplice della vita. Nè servo nè eroe: un cittadino esemplare che aveva scelto di non piegare la schiena in un ambiente complicato e forestiero com’era il carcere di Catania 20 anni fa. Ricordarlo serve a ricordare a noi stessi che ci libereremo dalla mafia quando le schiene dritte, come quella di Luigi Bodenza, saranno solide e numerose come tronchi d’albero, ben piantati su questa terra complicata e non sempre riconoscente che è la Sicilia>.
Per il presidente della Giunta esecutiva della sezione distrettuale dell’associazione nazionale magistrati di Palermo, Sergio Gulotta, <Luigi Bodenza era un servitore dello Stato ucciso solo per aver fatto con intransigenza e senso del dovere il proprio lavoro,  al fine di colpire attraverso lui, tutto il Corpo della Polizia penitenziaria, nell’obiettivo. del tutto vano, di lanciare un messaggio intimidatorio ed ottenere che venisse abbassata la guardia verso i detenuti di mafia. Nel ricordo imperituro dell’Assistente capo Luigi Bodenza, pertanto, l’Anm di Palermo ha inteso rendere omaggio a tutti gli agenti della Polizia penitenziaria, che, in silenzio, esercitano quotidianamente le loro assai delicate funzioni, in situazioni dovente difficili e pericolose contribuendo con il loro operato a rendere concreti i principi di tutela della collettività e, al contempo di rieducazione, cui deve ispirarsi la sanzione penale>.
 

 

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