Martedì, 25 Aprile 2017 10:45

ASSOLUZIONE DEI GIORNALISTI ENNESI TROVATO E MARTORANA. UNCI: "E’ SENTENZA STORICA"

Rese note le motivazioni dei giudici di Caltanissetta. Non esiste differenza tra giornalisti professionisti e pubblicisti

 

Sono state rese note le motivazioni della sentenza emessa lo scorso autunno dai giudici della Prima Sezione penale della Corte d'appello di Caltanissetta con la quale sono stati assolti i giornalisti Josè Trovato e Giulia Martorana dall'accusa di favoreggiamento nei confronti di ignoti.

Nelle motivazioni si legge come per l'Ordinamento della professione giornalistica non esistano <differenze di ordine qualitativo fra le prestazioni rese da un giornalista professionista e quelle rese da un giornalista pubblicista>, ma solo quantitative, che <non possono essere ritenute ostative ad una interpretazione estensiva della norma> sul segreto professionale. Per tale motivo è ritenuto legittimo il rifiuto, anche da parte dei pubblicisti, di rivelare le loro fonti.

<È una sentenza destinata a fare giurisprudenza e definitiva chiarezza - ha detto Andrea Tuttoilmondo, presidente regionale dell'Unci -. Troppe volte in passato colleghi pubblicisti hanno pagato una condizione immotivatamente ritenuta differente rispetto ai professionisti, per quanto concerne il rapporto con le fonti. A Trovato e a Martorana il plauso per aver svolto coscienziosamente e con coraggio il proprio dovere>.

La vicenda scaturisce dalla pubblicazione, Trovato sul Giornale di Sicilia e Martorana su La Sicilia, di una notizia relativa a un delitto avvenuto nel 2007. Un anno dopo i cronisti riferivano dell'avvenuta identificazione del cadavere carbonizzato e delle indagini in corso.

Per il Vice-Presidente nazionale dell’Unci, Leone Zingales, <la sentenza ha sancito una volta e per tutte la legittimità di Trovato e Martorana che non hanno piegato la schiena opponendo al rappresentante della pubblica accusa il segreto sulle proprie fonti. Si tratta, dunque, di una sentenza storica>.

In primo grado erano stati assolti dal Tribunale di Enna, con una sentenza che tuttavia si era fermata al loro interrogatorio, nullo, secondo il giudice, perché i due avrebbero dovuto avere la facoltà di non rispondere. Ma la Procura generale di Caltanissetta ha impugnato la sentenza, sostenendo che gli interrogatori fossero “corpo di reato”, dunque pienamente utilizzabili. Ma adesso la Corte d'appello, accogliendo la tesi dell'avvocato Salvatore Timpanaro, li assolve nel merito. I giornalisti dunque avevano tutto il diritto di rifiutarsi di rivelare la propria fonte.

<E' una sentenza magistrale, un faro per i giornalisti che scrivono di cronaca - afferma Josè Trovato -. Questa sentenza è ciò per cui abbiamo lottato, io e la collega Martorana, sin dall'inizio. Dicevano che non avevamo “diritto al segreto” perché “solo pubblicisti”, e abbiamo scelto di lottare contro un'ingiustizia. Oggi vince la libertà di stampa. È una vittoria della democrazia>.

<Grande soddisfazione>,  ha espresso l'avvocato Timpanaro, il quale ha così commentato: <Una Corte attentissima ha in pieno accolto la nostra tesi giuridica, riconoscendo anche ai pubblicisti, e cioè ai cronisti che operano sul campo, il diritto di opporre il segreto professionale sulle fonti, che è condizione essenziale della libertà di stampa. Una sentenza storica, destinata a fare giurisprudenza a livello nazionale>.

 

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