Mercoledì, 23 Ottobre 2019 01:42

Intercettazioni: Osce, limita libertà stampa il governo italiano ritiri il ddl Alfano

MONITO DALL’ORGANIZZAZIONE PER  LA SICUREZZA  E COOPERAZIONE IN EUROPA

Le misure proposte non sono  conformi agli standard internazionali

Della Organizzazione per la  Sicurezza e la  Cooperazione in Europa, che ha sede a Vienna, fanno parte: Albania, Andorra,  Armenia, Austria, Azerbagian, Belgio, Bielorussia, Bosnia e Herzegovina,  Bulgaria, Canada, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Federazione Russa,  Finlandia, Francia, Georgia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Islanda,  Italia, Kazakistan, Kirghisistan, Lettonia, Liechtenstein, Lituania,  Lussemburgo, Macedonia, Malta, Moldova, Monaco, Montenegro, Norvegia, Olanda,  Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Romania, San Marino,  Santa Sede, Serbia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Tagikistan, Turchia,  Turkmenistan, Ucraina, Ungheria, USA, Uzbekistan.

24 giugno 2009, Vienna - Il governo italiano  "ritiri" il ddl intercettazioni ora all'esame del Senato perché "limita la  libertà di informazione su internet e la libertà di stampa nei procedimenti  giudiziari". A chiederlo è il relatore per i media dell'Osce (l'organizzazione  per la sicurezza e la cooperazione in Europa, con sede a Vienna) Miklos Haraszti.

Le misure proposte "non corrispondono agli standard  internazionali della libertà di stampa", si legge in un comunicato dell'Osce che  cita una lettera di Haraszti al presidente del Consiglio italiano, al presidente  del Senato e al ministro della giustizia. Approvato l'11 giugno dalla Camera il  ddl intercettazioni, spiega l'esponente dell'Osce, prevede "il divieto di  divulgazione di informazioni sulle indagini della polizia o dei procedimenti  giudiziari nella fase preliminare".

Haraszti critica la riforma perché "non prevede eccezioni  anche nel caso in cui le informazioni pubblicate siano di interesse pubblico".  "Ciò - osserva - è inammissibile in una democrazia che riconosce il diritto  all'informazione dei suoi cittadini".

La lettera  inviata a Berlusconi, Schifani e Alfano

“I provvedimenti non rispettano molti standard  internazionali per la libertà dei media’’, ha scritto Haraszti nella lettera  inviata al presidente del Consiglio dei ministri, al presidente del Senato ed al  ministro della Giustizia.

Le nuove misure sulla sicurezza imporrebbero multe fino a  250 mila euro agli internet provider che non blocchino i contenuti che istigano  ad atti criminali o li esaltano. La Camera ha votato a maggio di eliminare  questa previsione, ma la versione finale deve ancora essere annunciata dal  Senato.

Un disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche  approvato l’11 giugno dalla Camera vieterebbe la pubblicizzazione di ogni  documento relativo ai procedimenti giudiziari o alle indagini di polizia fino  alla conclusione delle indagini preliminari. Chi viola la norma rischia il  carcere fio a cinque anni.

La bozza non prevede eccezioni per i casi in cui la  pubblicazione dell’informazione sarebbe di pubblico interesse  - sottolinea  Haraszti – ne’ fa differenza tra i funzionari/pubblici ufficiali che fanno  filtrare le informazioni e chi le diffonde o pubblica. Queste carenze sono  inammissibili in una democrazia che riconosce il diritto dei cittadini di  sapere. Haraszti sottolinea inoltre che certe notizie – anche talvolta quelle  fatte uscire da pubblici ufficiali – possono giocare un ruolo importante nella  lotta contro la corruzione. La trasmissione di queste informazioni non dovrebbe  essere punita – osserva – a patto che  si sia agito in “buona fede”, vale a dire  nell’interesse pubblico”.

Haraszti ha chiesto al Senato di seguire le indicazioni  della Camera in merito alla legge sulla sicurezza, e di mettere il disegno di  legge sulle intercettazioni in linea con gli impegni Ocse e gli standard europei  sulla libertà di espressione.

 

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Quaderno sul Ddl Alfano

 

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Libro Giornata della Memoria