Lunedì, 9 Dicembre 2019 03:10

Per i giornalisti carcere e licenziamenti: la via italiana alla libertà di stampa

APPROVAZIONE DDL ALFANO ALLA CAMERA SVELA DEFINITIVAMENTE PIANI GOVERNO  
Senato intervenga per ristabilire i principi di democrazia   

12 giugno 2009 - L'approvazione alla Camera del ddl Alfano ha svelato definitivamente i piani del governo in materia di libertà di stampa. Gli atti dell'inchiesta giudiziaria, anche se non più segreti, resteranno inspiegabilmente e illogicamente non pubblicabili. Le intercettazioni telefoniche - sempre che la magistratura riesca ad attivarle, vista l'incredibile stretta sulla ammissibilità - spariranno dagli atti d'indagine fino a dopo l'inizio del processo. E anche se un giornalista riuscirà ad ottenere in modo lecito le trascrizioni legittime delle telefonate o dei tabulati, rischia una condanna fino a tre anni di carcere e il licenziamento immediato.  

Gli editori, loro malgrado, diventano responsabili in via amministrativa per la pubblicazione di atti non più segreti ma non pubblicabili (!), pagando per ogni violazione dei giornalisti da un minimo di 65 mila euro (per aziende piccolissime) a un massimo di mezzo milione: inoltre, dovranno obbligatoriamente punire i propri giornalisti, "colpevoli" di aver svolto il loro lavoro, con provvedimenti disciplinari che potranno arrivare al licenziamento in tronco.  

L'Unci ribadisce il suo No al progetto-bavaglio e auspica che il Senato intervenga per ristabilire i principi di democrazia sanciti dalla Costituzione e tutelati dalla Corte europea. 

 

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Quaderno sul Ddl Alfano

 

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