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Se Paolo Rossi diventa Silvio... Le intercettazioni a teatro

“IN  GALERA!” IN SCENA ALLA CAMERA DEL LAVORO DI MILANO

Manifestazione-spettacolo  contro la riforma liberticida del ddl Alfano

26  marzo 2009 - Leggerle sui giornali è una cosa, sentirle dal vivo  interpretate da bravissimi attori un’altra: il pubblico ride, s’indigna,  s’incavola, applaude. Parliamo delle intercettazioni dei potenti, quelle  raccolte e selezionate dal collega Gianni Barbacetto per lo  spettacolo-manifestazione “In Galera! – Gli articoli che potremmo non leggere  più”, per la regia di Silvano Piccardi, da un’idea degli organizzatori, i due  consiglieri nazionali dell’Ordine Saverio Paffumi e Maria Teresa Celotti.  L’originalissima, efficacissima piece, presentata da due componenti sindacali  dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti (Nuova Informazione e Impegno  Sindacale) è andata in scena alla Camera del Lavoro di Milano giovedì 26 marzo,  con l’obiettivo di dimostrare quanto sia importante il diritto di cronaca sulle  intercettazioni che il governo vorrebbe proibire e sulle indagini giudiziarie  che il governo vorrebbe oscurare fino al processo.

Così, nell’auditorium Di  Vittorio gremito in tutti i suoi 500 posti, con molta gente in piedi, attori  come Paolo Rossi, Renato Sarti, Ruggero Cara e Silvia Soncini, hanno  interpretato Silvio Berlusconi, Stefano Ricucci, Aldo Biscardi, Luciano Moggi,  Antonio Fazio, Giampiero Fiorani, Deborah Bergamini, Piero Fassino…e compagnia  telefonando, suscitando insieme ilarità e rabbia, incredulità e scandalo. Ogni  interpretazione veniva introdotta da giornalisti – lo stesso Barbacetto, Peter  Gomez, Gianluigi Nuzzi, Emilio Randacio, Mario Consani, Walter Galbiati, Paolo  Biondani - che avendo seguito le relative vicende giudiziarie, mettevano il  pubblico in grado di capire il contesto in cui le conversazioni sono avvenute.  Il sottotitolo della rappresentazione è eloquente: “Tutto ciò che abbiamo saputo  ma non avremmo potuto sapere se la legge sulle intercettazioni fosse già stata  in vigore. Tutto ciò che rischiamo di non sapere mai più se non riusciamo a  fermarla.”  

L’effetto di questo semplice  schema, interrotto di tanto in tanto da suadenti intervalli musicali creati  all’arpa da Floraleda Sacchi, è stato di enorme impatto: ascoltare in  successione Paolo Rossi/Berlusconi parlare con Ruggero Cara/Dell’Utri della  “bomba gentile” piazzata (credevano) dall’amico Mangano, o assistere “dal vivo”  alle agghiaccianti conversazioni sui macabri traffici della clinica Santa Rita,  ha dato al pubblico una dimostrazione inconfutabile di quel che si perderebbe,  della rappresentazione del potere, dell’esercizio di controllo da parte della  stampa, nel caso il progetto di riforma del ministro Alfano fosse approvato. Le  stesse conclusioni cui giunge Roberto Scarpinato, procuratore aggiunto  presso la Procura di Palermo, nell’intervento video trasmesso al termine della  rappresentazione: “Credo che se questa partita delle intercettazioni sarà  perduta”, dichiara il magistrato,  “non avremo soltanto una pessima  riforma processuale, ma avremo uno squilibrio dei poteri in Italia. In un paese  come questo in cui tutti gli anticorpi sono stati disinnescati e dove soltanto  le macchine, le microspie svolgono una funzione di opposizione e di visibilità  democratica, quando anche le macchine saranno messe a tacere, io credo che  questo Paese sarà messo a tacere”.

Del  palinsesto di “In Galera!” faceva parte il filmato “Professione Riporter”, che  per un intoppo tecnico non è stato trasmesso (può essere visionato su Youtube).  Assente anche Roberto Natale, presidente della FNSI, trattenuto a Roma dalla  svolta conclusiva della trattativa contrattuale. A margine della serata sono  state raccolte firme a sostegno dell’ Esposto all’Ordine dei Giornalisti del  Lazio a carico dell’on. Deborah Bergamini, giornalista professionista e lei  stessa intercettata: sul tema in questione aveva promosso un emendamento al DDL  Alfano nel quale richiedeva per i suoi colleghi la pena detentiva in caso di  pubblicazione delle suddette intercettazioni. Proprio a lei e al suo gesto si  deve il titolo della piece, che ora si spera possa essere ripetuta.

 

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