Venerdì, 19 Luglio 2024 06:50

Rischia la chiusura Roma Uno, i giornalisti in piazza

In piazza Madonna di Loreto, a trecento metri da quel Campidoglio che 
hanno raccontato per oltre dodici anni, hanno “rottamato” telecamere e 
microfoni. Una manifestazione simbolica dei giornalisti e dipendenti di 
Roma Uno, la prima emittente televisiva tutta romana che ora - con un 
passaggio di proprietà che tutto è fuorché un rilancio e una 
valorizzazione della testata giornalistica - rischia la chiusura.

Ci sono tre mesi di stipendi arretrati, il segnale fermo da giorni, 
manca un piano aziendale. Il nuovo proprietario – l’imprenditore 
Fabrizio Coscione – dice di voler tagliare l’organico e sembra aver già 
dimenticato l’impegno di risanare il debito preso al momento 
dell’acquisto dell’emittente. Una tv come Roma Uno non è una frequenza, 
ma è un giornale, una voce che racconta la città. Il sospetto, e il 
timore, è che alla nuova proprietà non interessi di aver acquistato un 
patrimonio di credibilità che ora sarebbe stupido buttare nel cestino, 
proprio come sono stati buttati – simbolicamente - i microfoni e le 
telecamere nella protesta dei lavoratori (giornalisti, ma anche 
personale amministrativo: 29 famiglie delle quali si sta decidendo il 
destino).

Il Sindacato cronisti romani era presente alla manifestazione di 
mercoledì 11 novembre con una rappresentanza del suo direttivo (Giacomo 
Carioti, Emilio Orlando, Paolo Tripaldi e Fabio Morabito) così come la 
dirigenza dell’Associazione stampa romana (il segretario Lazzaro 
Pappagallo e la vicepresidente Alessia Marani) per manifestare quella 
solidarietà che a Roma Uno, fortunatamente, hanno rappresentato con 
messaggi e dichiarazioni molti esponenti politici, oltre a tanti 
cittadini che a questa voce libera che ci ha accompagnato negli ultimi 
dodici anni non vogliono rinunciare. Ma la solidarietà non basta.

Ci deve essere la consapevolezza a livello nazionale che l’emittenza 
locale è una risorsa per la democrazia. Una risorsa che va tutelata, 
perché la libera informazione ha bisogno di più voci. E la stessa città 
di Roma - proprio ora quando gli ultimi scandali, la crisi politica, il 
Giubileo richiedono il massimo dell’attenzione – è danneggiata da questa 
vicenda, così come già lo era stata con lo smantellamento della 
redazione di T9. Servono incentivi, una normativa di “protezione” per 
l’emittenza che fa informazione, tutele per le testate giornalistiche di 
radio e tv locali nei passaggi di proprietà. Una sfida che il sindacato 
deve affrontare subito perché è anche un’emergenza di libertà.

Il Sindacato cronisti romani

 

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