Venerdì, 19 Aprile 2019 09:12

Privacy: il Garante rinuncia a modificare il codice

 Al rifiuto dell’Unci si sono aggiunti Fnsi e Ordine dei giornalisti                  

  Antonello Soro, Garante del trattamento dei dati personali, ha rinunciato al tentativo di modificare il codice di deontologia dei giornalisti. Quel testo che l’Unci aveva battuto in breccia, sostenuta dalla Fnsi e, da ultimo, dal Consiglio dell’ordine nazionale dei giornalisti.

 In una lettera al presidente dell’ordine, Enzo Iacopino, Soro si dice “costernato”, esprime “rammarico” per le valutazioni negative sulla bozza di modifica, di cui rifiuta la paternità esclusiva, ma conclude che “non intende esercitare i poteri sostitutivi” e che “non essendoci pertanto le condizioni per una sua revisione, il Garante continuerà ad applicare il codice di deontologia vigente”.

  Una ulteriore dimostrazione che le posizioni dell’Unione cronisti sono sempre assunte solo ed esclusivamente nell’interesse dei giornalisti e dei cittadini, e che in quanto tali sono spesso vincenti.

 

 Documento approvato dal Consiglio nazionale dell’Ordine il 27 marzo

 Il consiglio nazionale dell’Ordine, riunito a Roma il 27 marzo 2014, prende atto della proposta del nuovo codice di deontologia avanzata dal Garante della privacy. Apprezza l’attenzione del Garante verso temi cruciali per il mondo dell’informazione, con particolare riferimento al trattamento dei dati personali.

 

Tuttavia, la speciale incisività dell’intervento del Garante che arriva a regolamentare aspetti essenziali della professione giornalistica fino a condizionarne l’autonomia, induce il Consiglio a sollecitare, nel quadro della stretta collaborazione prevista dalla legge tra Consiglio nazionale e Garante, un ulteriore approfondimento.

 

Il Consiglio nazionale del’ordine dei giornalisti intende analizzare – nel rispetto del necessario bilanciamento tra i due imprescindibili diritti che vengono in rilievo e, dunque, quello di informazione di cui l’art. 21 della Costituzione e quello alla riservatezza recepito dall’art. 2 della Carta fondamentale – i riflessi che le innovazioni proposte dal Garante potrebbero produrre sulla professione giornalistica.

 

In particolare destano perplessità alcuni aspetti relativi al principio di lealtà, alla tutela dell’identità personale, al diritto all’oblio, alla diffusione delle immagini, alla cronaca giudiziaria, agli atti del procedimento e mezzi di ricerca della prova, agli archivi personali e alle banche dati di uso redazionale. Il tutto anche alla luce del regolamento europeo sulla protezione dei dati personali e sugli open data.

 

Nel merito: il Consiglio nazionale condivide l’esigenza dell’essenzialità dell’informazione, alla quale i giornalisti già si attengono. Pertanto il Consiglio trova che la reiterazione del richiamo possa limitare l’autonomia professionale dei giornalisti e il diritto dei cittadini a essere informati.

 

L’obiettivo del Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti, nello spirito di un’autoregolamentazione, è quello che vengano delineato in modo chiaro e intellegibile i confini del diritto all’informazione relativamente al trattamento dei dati personali.

 

 

 

 

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