Sabato, 19 Ottobre 2019 01:13

La libertà di stampa è a repentaglio - Intensificare la lotta a difesa dei princìpi

BATTAGLIA POLITICA  SENZA ESCLUSIONE DI COLPI

 

Chi decide se una  notizia è di interesse generale ?

di Guido Columba                                                                                                        

Presidente dell'Unci

1 settembre 2009 - La libertà di stampa è a repentaglio.   Lo è da sempre, come ricorda spesso il presidente dell’Ordine Lorenzo Del Boca,  secondo il quale deve essere difesa e reinventata ogni giorno.   A mettere a rischio l’indipendenza dell’informazione sono, da sempre, politici  finanzieri,  potenti in genere, piccoli e grandi. Ciascuno per quello che può, e  riesce, cerca di condizionare l’informazione piegandola ai propri interessi.     In  questo periodo il pericolo per la libertà di stampa è maggiore che non in  passato. Perché apertamente, programmaticamente, ideologicamente, maggioranza  parlamentare e governo affermano che vi è troppa libertà di stampa e agiscono in  modo concreto perché sia ridotta e l’informazione possa o sia indotta a   riferire solo quello che loro ritengono conveniente.

Il controllo dell’informazione è, insomma, un obiettivo  politico. Ed è al centro di una battaglia politica condotta senza esclusione di  colpi. 

Per ottenere lo scopo  maggioranza e governo agiscono sul piano legislativo, amministrativo,  giudiziario, e operano con tutte le leve di cui dispongono.                     

E’ un modo di considerare l’informazione che cozza contro l’essenza stessa   della libertà della stampa, la quale o è completa o non è.   Tanto per capire: il Presidente della Commissione Giustizia del Senato, Filippo  Berselli, durante l’audizione del 22 luglio ha ripetutamente chiesto, con aria  provocatoria, a chi, secondo noi, spettasse la responsabilità di decidere quali  notizie siano di interesse generale e, pertanto, possano essere rese note. Era  evidente che, orfano del Minculpop, era alla ricerca di una qualche Autorità  Superiore incaricata di dettare agli organi di informazione: questo sì, questo  no. Non lo sfiora neanche l’idea che nella nostra organizzazione statale e  sociale il compito di decidere quale notizia abbia rilievo per i cittadini  spetti a chi ha una abilitazione professionale rilasciata da un esame dello  Stato e lo faccia per mestiere: cioè al giornalista. Il Dna dell’autoritarismo insito nella maggioranza parlamentare e di governo  è  alla base dell’attuale offensiva contro la libertà di stampa che deve, quindi,  essere contrastata in modo aperto e fermo.  Cosa che sta avvenendo da tempo ma che, davanti al moltiplicarsi e aggravarsi  degli attacchi, deve essere intensificata.   L’Unci si è sempre schierata in modo chiaro e diretto contro  i tentativi di  colpire il diritto di cronaca – quello dei cittadini di essere informati in modo  corretto, completo   e tempestivo di ciò che accade,  e che ha come  corrispettivo il dovere dei giornalisti di farlo – e continuerà a farlo.   Anzi moltiplicherà il proprio impegno e incalzerà le altre organizzazioni del  giornalismo perché la difesa dei principi del giornalismo sia sempre più forte e  corale. A partire da quella giornata di sciopero nazionale sospesa lo scorso  luglio.

Ma la libertà di stampa o è completa o non è.

Non è possibile elogiare o difendere quella che ci piace e criticare e  reprimere quella che non ci piace.  La pretesa del ddl Mastella di ridurre la cronaca giudiziaria è stata fortemente  e giustamente combattuta, come sta avvenendo con il ddl Alfano, perché  colpiva  la libertà di stampa. Non perché la prima sia stata presentata dal Guardasigilli  del governo Prodi e la seconda dal Guardasigilli del governo Berlusconi.

Pur tenendo conto delle implicazioni politiche della situazione in atto, e  dunque delle differenze degli attori e delle forze che sono in campo,  non si  può dire: quella testata sta onorando la libertà di stampa, quell’altra la sta  mortificando. Anche se i modi di esercizio della libertà possono essere  ineleganti o velenosi.                                           

Perché non è così semplice, perché le parti potrebbero invertirsi, perché non si  può delegare a scatola chiusa ad altri l'esclusiva di sventolare la bandiera dei princìpi. Analogamente per quanto riguarda  il tema delle querele.  Querelare un giornale è sempre negativo.  Sia che lo faccia il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi  contro  Repubblica per le 10 domande alle quali non risponde. Sia che lo abbia fatto,  nel 1999,  l’allora sindaco di Roma Francesco Rutelli contro sei cronisti e un  collaboratore del Tempo accusati di partecipare “ad un unico disegno criminoso”  per aver messo in risalto, nei loro pezzi di cronaca, gli aspetti problematici  dei diversi aspetti della vita cittadina.

La libertà di stampa, inoltre, ha strane sfaccettature. Nei giorni scorsi il  tribunale di Amsterdam ha inibito all’AP di continuare a vendere fotografie del  principe ereditario Willem Alexander, della moglie Marina e dei loro tre figli  in vacanza in Argentina. Nella democraticissima Olanda è in vigore un codice di  condotta dei media che concede la possibilità di fotografare la famiglia reale  solo durante impegni ufficiali o in altre occasioni concordate.

 

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Quaderno sul Ddl Alfano

 

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