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Venerdì, 19 Aprile 2019 08:32

GIORNALISMO: SI E' CONCLUSO IL FESTIVAL INTERNAZIONALE DI PERUGIA

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b_0_0_0_00_images_festival-del-giornalismo.jpg(ANSA) - PERUGIA, 8 APR - Una edizione emozionante e coinvolgente, la più internazionale di sempre, con più di 300 eventi e 760 speaker da ogni parte del mondo. Con un bilancio anche sopra le aspettative dei suoi organizzatori chiude così, a Perugia, l’edizione 2019 del Festival internazionale del giornalismo. E la sua fondatrice, Arianna Ciccone, pensa già all’edizione 2020 che, come lei stessa ha annunciato questa mattina in una conferenza stampa, si terrà dall’1 al 5 aprile, con l’hashtag ufficiale #ijf20. 
 «E' stato un festival strepitoso, clamoroso - ha detto Arianna Ciccone, co-fondatrice e alla direzione dell’Ijf insieme a Cristopher Potter - che ci ha spiazzato completamente. Avevamo intercettato che il pubblico sarebbe stato sempre più internazionale, ma non avevamo assolutamente intercettato che sarebbe cresciuto in questo modo. Quest’anno, più del solito, siamo stati fermati per strada dal pubblico, italiano e straniero, che ci ha più volte ringraziato per la possibilità di scambio, anche umano, fra comunità diverse di tutte le età e con differenti interessi». 
 Un pubblico, quello del festival, sempre più giovane, sempre più cosmopolita, con Perugia che per cinque giorni è stata la destinazione di tantissimi giornalisti di testate nazionali e internazionali e un fiume di persone che ha partecipato in massa agli eventi. «File così davanti alla Sala dei Notari - ha proseguito Arianna Ciccone - non le avevamo mai viste. E’ stato un festival con una gamma di contenuti altissima, amplissima. Contenuti anche molto complicati ai quali la gente ha risposto puntualmente. Abbiamo parlato di minoranze, di migrazioni, di blockchain, di intelligenza artificiale, di cambiamento climatico e le sale si riempivano inesorabilmente. Un pubblico sempre più sensibile anche rispetto a tematiche di nicchia, complicate». 
 Circa 400 ore di dirette, che hanno permesso a livello internazionale di seguire in live streaming tutti gli eventi del festival «e questo - ha sottolineato l’organizzatrice - ha contribuito alla conversazione a livello globale, con una contaminazione continua tra digitale e reale, tra off-line e online». 
 Un festival, quello del giornalismo, che non si consuma soltanto nelle sale, ma anche per le strade della città, dove la conversazione prosegue nei bar, nei ristoranti, con personaggi irraggiungibili che diventano improvvisamente raggiungibili, con i quali si possono scambiare idee, opinioni. «Il messaggio - ha detto Arianna Ciccone - è che il giornalismo di qualità può funzionare e non è necessario puntare sulle news facili per fare traffico. Possiamo creare delle comunità forti sulla qualità». 
 «Quest’anno il Festival - hanno sottolineato ancora gli organizzatori - ha raccontato il coraggio attraverso storie di persone non hanno avuto paura di sporcarsi le mani e hanno messo la loro vita e la loro intelligenza al servizio degli altri e della verità. Il coraggio di Maria Ressa che nelle Filippine con il suo giornalismo investigativo sfida il governo autoritario di Duterte; di Matthew Caruana Galizia che cerca la verità sull'omicidio della madre, la giornalista Daphne Caruana Galizia uccisa nel 2017; di David Hogg e Jaclyn Corin, gli adolescenti sopravvissuti alla strage di Parkland e che con il loro movimento di massa March for our lives lottano per cambiare la legge sul possesso delle armi; quello di Oscar Camps direttore e fondatore dell’Ong Open Arms che negli ultimi anni ha salvato oltre 60mila vite umane salvate nel Mediterraneo; e di Rana Ayyub la giornalista investigativa indiana che ha rivelato le collusioni di due importanti uomini indiani, Narendra Modi (attuale presidente dell’India) e Amit Shah e che per questo motivo è stata bersagliata online con allusioni totalmente false. E ancora, il coraggio dei giornalisti e delle istituzioni che vivono sotto scorta e continuano a indagare su chi li minaccia, come lo scrittore Roberto Saviano». (ANSA). 

 

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