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Domenica, 23 Settembre 2018 09:59

UN ALBERO PER IL MARESCIALLO CALOGERO DI BONA UCCISO DALLA MAFIA NEL 1979

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Il 28 agosto la piantumazione nel Giardino della Memoria di Palermo alla presenza dei familiari del sottufficiale della polizia penitenziaria
 
 
Un albero per il maresciallo della polizia penitenziaria Calogero Di Bona, ucciso dalla mafia il 28 agosto del 1979, sarà piantato nel Giardino della Memoria di Palermo, il sito confiscato alla mafia e gestito da Unci e Anm. La piantumazione si svolgerà martedì 28 agosto alle ore 9.00 alla presenza della vedova e dei figli. Calogero Di Bona era nato a Villarosa (En) il 29 agosto del 1944. Quando è stato sequestrato e ucciso era il vice comandante degli agenti del carcere dell’ Ucciardone di Palermo. Era entrato a far parte del Corpo degli Agenti di Custodia nel 1964 fino a diventare maresciallo ordinario. Il 28 agosto 1979scomparve da Palermo al termine del turno di servizio. Il giorno dopo avrebbe compiuto trentacinque anni e la maggior parte della sua carriera l'aveva trascorsa lavorando proprio all’Ucciardone. Nel 2010 i figli del sottufficiale si sono rivolti al Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria e alla Procura di Palermo per far riaprire le indagini sulla scomparsa di Di Bona. I magistrati Francesco Del Bene, e Amelia Luise hanno coordinato la nuova inchiesta e nel 2012 è stato individuato il contesto in cui è maturato l’assassinio del sottufficiale che voleva riportare la legalità all'interno del carcere di via Enrico Albanese. I pentiti hanno raccontato che Di Bona è stato ucciso nel giardino di una casa di campagna che gli investigatori della Dia hanno localizzato nella borgata periferica di Cardillo.
Questo il testo della motivazione con cui è stata assegnata la medaglia d’oro al valor civile: «In servizio presso la Casa Circondariale di Palermo Ucciardone, pur consapevole del grave rischio personale, con fermezza e abnegazione improntava la propria attività lavorativa a difesa delle Istituzioni e contro le posizioni di privilegio tra i reclusi, fra i quali erano presenti alcuni nomi eccellenti della locale criminalità organizzata. Per tale coraggioso comportamento fu vittima di un sequestro senza ritorno che, solo in epoca recente, si è accertato essere culminato in un omicidio, di cui sono stati individuati e condannati all’ergastolo gli esecutori materiali, risultati appartenenti a cosche mafiosi. Nobile esempio di uno straordinario senso del dovere e di elevate virtù civiche, spinti fino all’estremo sacrificio>.

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