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Giovedì, 17 Gennaio 2019 04:30

LA CASA DELLA GIORNALISTA: I CRONISTI LOMBARDI DIFENDONO LA COLLEGA DAL BOSS DELLA 'NDRANGHETA

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Mercoledi 21 marzo, giornata della Memoria delle Vittime di mafia, il boss della ‘ndrangheta Rocco Papalia, scarcerato lo scorso maggio dopo 25 anni di carcere, ha accolto i cronisti che seguivano la giunta comunale riunita nella porzione confiscata della sua villa di via Nearco a Buccinasco, urlando e sbraitando contro giornalisti e fotografi. Lo ha fatto fregandosene dei colleghi di Fatto Quotidiano, Giorno e Repubblica che stavano filmando e registrando la scena. Ha urlato che "la ‘ndrangheta sono i giornalisti", colpevoli a suo dire di non avergli lasciato pace dopo la scarcerazione per le condanne di associazione finalizzata al traffico di droga, sequestro di persona e omicidio. Papalia è attualmente indicato dagli investigatori dell’Antimafia come il vertice di una delle più importanti famiglie mafiose calabresi, certamente la più potente a Milano e in Lombardia.E sottoposto alla libertà vigilata.

Il boss era insieme alla moglie la quale ha pensato bene di insultare, in particolare, la giornalista del Giorno Francesca Grillo dicendole di togliere gli occhiali e che le avrebbe sputato in un occhio. Papalia ha, invece, più subdolamente puntato il dito verso casa della collega dicendo che loro si sono informati e che sanno dove vive.

Francesca Grillo è una giovane cronista della redazione Milano Metropoli del quotidiano il Giorno. È precaria, vive e lavora a Buccinasco. E sì, abita proprio in quel palazzo indicato dal boss. A meno di mezzo chilometro da via Nearco. Francesca Grillo in questi anni è stata una delle poche voci del territorio a scrivere di mafia. Lo hanno fatto anche i grandi giornali, ma non è la stessa cosa per chi abita a meno di cento passi dalla casa del boss.

Papalia e la moglie (il tutto è stato filmato e registrato) si sono preoccupati di zittire proprio quella giornalista, quella che a Buccinasco vive e lavora. Quella più vicina, quella per questo più pericolosa. Quelle di Papalia non sono minacce di morte, noi tutti sappiamo che dopo una scenata del genere - avvenuta anche davanti alle forze dell’ordine - nessuno potrà mai permettersi di torcere un capello alla nostra collega Francesca. Ma l’intento era chiaro ed evidente. Come lo è stato con gli insulti a tutti gli altri colleghi (Fatto Quotidiano, Repubblica e Corriere della Sera) che quel giorno sono stati presi di mira dalla reazione di Rocco Papalia. Il boss ha voluto far sapere alla collega che si è informato su di lei, che “ha chiesto in giro” come si dice nel gergo della malavita, e che ora sa dove abita. Una intimidazione, una pallottola di paura.

Lo scorso anno, Francesca Grillo è stata tra i giornalisti premiati dalla giuria del Premio Vergani. E' troppo combattiva per intimorirsi, troppo testarda perfino per avere paura. E ha troppo talento per fermarsi. E noi non permetteremo che una cronista venga zittita, intimidita, impaurita da un boss della ‘ndrangheta. Cosi come non permetteremo a Rocco Papalia - e queste parole gliele ho riferite personalmente poche ore dopo - di insultare o minacciare qualsiasi giornalista.

Oggi come Gruppo cronisti lombardi siamo con Francesca Grillo, con tutta la redazione del Giorno, e con tutti i colleghi che sono stati insultati e minacciati dal boss in via Nearco. Nessuno deve avere paura di fare questo mestiere. Nessuno deve essere lasciato solo.

Caro Papalia, siamo tutti a casa di Francesca.

Cesare Giuzzi
presidente Gruppo cronisti lombardi

 

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